Da tempo immemorabile, almeno quanto sono antiche le sue origini, nel carnevale fassano c’è posto per tutti. Da gennaio ( il giorno di Sant’Antonio Abate, patrono di Alba di Canazei), quando prende il via nella valle ladina il ciclo profano più significativo dell’anno, basta avere una “facera” (maschera lignea scolpita su misura dagli artisti locali) e il gioco è fatto, o meglio, lo scherzo è fatto. Perché in Fassa, dove il “carnascèr” (carnevale) è peculiare espressione della cultura locale, l’ironia e l’irriverenza sono gli ingredienti principali d’ogni manifestazione carnascialesca.

Elementi piccanti che snocciola a piena voce il “Bufon”, maschera tipica assieme a “Lachè” e “Marascons”, in tutte le occasioni, sbeffeggiando simpaticamente, con formule arcaiche e nuove in lingua ladina, chi gli capita a tiro. Lo spasso è alla base anche delle “comedies” o “mascherèdes”, spettacoli teatrali in ladino, che nella versione più antica tramandata dal “Grop de la Mèscres da Delba e Penìa”, mettono in scena, sull’accogliente palco delle ex scuole elementari di Penia, storie e personaggi d’un tempo vestiti di una leggerezza che regala tante risate e buoni sentimenti.

La sorpresa condisce le sfilate mascherate nelle diverse piazze dei paesi, in primis quella di Campitello che la domenica che precede martedì grasso porta in centro una delle feste più rinomate della valle. Canazei, aggiunge magia al carnevale con la complicità della notte e della neve dove scivolano, in pieno centro, maestri di sci e gruppi mascherati, spesso a bordo di slitte e di qualsiasi altro mezzo con un paio di sci “ai piedi”. Il  martedì grasso, è un tripudio di appuntamenti da Moena, a Pozza, a Vigo e Soraga dove fino a tarda sera paesaggi e vette dolomitiche imbiancate si colorano dell’euforia contagiosa del “carnascèr”.