Gianduja: la maschera simbolo di Torino e del Piemonte
Gianduja è una delle maschere più importanti della tradizione italiana, simbolo indiscusso di Torino e del Piemonte. Il suo nome deriva dall’espressione piemontese “Gioan d’la douja”, ovvero Giovanni del boccale, a testimonianza della sua indole conviviale e del suo amore per il buon vino e la buona tavola.
A differenza di altre figure più servili della Commedia dell’Arte, la gianduja maschera rappresenta il contadino piemontese arguto, dotato di un buon senso pratico e di un coraggio non comune. È un personaggio generoso, ospitale e sempre pronto a schierarsi dalla parte dei più deboli, incarnando lo spirito del popolo torinese durante il Risorgimento.
La Storia e le Origini di Gianduja
La maschera nasce alla fine del XVIII secolo grazie ai burattinai Giovan Battista Sales e Gioachino Bellone. Inizialmente il personaggio si chiamava “Geronimo”, ma a causa di problemi con la censura (il nome ricordava troppo quello di un parente di Napoleone), fu ribattezzato Gianduja.
Accanto a lui troviamo spesso la sua fedele compagna, Giacometta, che rappresenta la saggezza e la concretezza delle donne piemontesi. Insieme, Gianduja e Giacometta aprono ogni anno le celebrazioni del Carnevale torinese, distribuendo allegria e caramelle alla folla. Se stai cercando informazioni sulla gianduja maschera, non puoi dimenticare il suo legame indissolubile con il celebre cioccolato “Gianduiotto”, che prese il nome proprio da lui nel 1865.
Come viene raffigurata la maschera di Gianduja
L’estetica della gianduja maschera è molto curata e riflette l’abbigliamento tipico dei signorotti di campagna del Settecento:
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Giacca: Di colore marrone o rosso scuro, bordata di verde, con un taglio elegante.
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Gilet: Solitamente giallo o color crema, che spicca sotto la giacca.
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Pantaloni: Al ginocchio, di colore fustagno marrone o verde scuro.
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Calze: Rosse e lunghe fino al ginocchio.
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Scarpe: Nere con grandi fibbie d’ottone.
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Cappello: Il tipico tricorno marrone con una coccarda tricolore o rossa.
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Dettaglio unico: Porta i capelli raccolti in un codino rivolto all’insù, legato con un nastro rosso. Non indossa una maschera di cuoio sul viso, ma ha un’espressione rubiconda e sempre sorridente.
Poesia: Gianduja
Giacca marrone, panciotto giallo
porto i colori del pappagallo;
calzoni verdi, calzette rosse,
col vino mi curo tonsille e tosse.
Naso paonazzo, cappello tricorno
son Gianduia perdigiorno.
Se non vi basta il cappellino
c’è la parrucca col codino.
La gianduja maschera è l’emblema della cortesia e del buon vivere, un personaggio che ha saputo attraversare i secoli diventando un’icona non solo del Carnevale, ma dell’intera identità torinese.


























