cosa vedere a dozza

Negli ultimi decenni, molti borghi italiani si sono trasformati in musei a cielo aperto grazie alla street art. Studenti di accademie, artisti locali e nomi internazionali sono stati chiamati a colorare vicoli, case e fienili con murales di ogni dimensione e stile. Non si tratta solo di un vezzo estetico: spesso è stato proprio grazie ai murales che paesi destinati allo spopolamento hanno trovato una seconda vita, diventando meta di un turismo lento, curioso, fatto di passeggiate senza fretta e senza biglietto d’ingresso.

Abbiamo scelto 11 borghi dipinti da Nord a Sud Italia dove i murales si possono ammirare camminando, a qualsiasi ora del giorno, gratuitamente. Sono destinazioni perfette per un weekend fuori dai circuiti più battuti, che si tratti di una gita in coppia, con la famiglia o in solitaria.

Arcumeggia (Varese)

Nel varesotto, Arcumeggia è considerato il capostipite dei borghi dipinti italiani. Dal 1956 questo piccolo comune, conosciuto come il “Paese dipinto”, offre i suoi muri agli artisti. Oggi è una sorta di pinacoteca diffusa, con opere di Giuseppe Montanari, Aldo Carpi, Umberto Faini, Ferruccio Ferrazzi e molti altri nomi della pittura italiana del Novecento. È probabilmente l’esperienza più “museale” tra quelle di questa lista: qui i murales sono vere opere pittoriche, non street art nel senso contemporaneo del termine.

Valloria (Imperia)

A Valloria non sono i muri a ospitare le opere, ma le porte delle case, dei magazzini e delle cantine. Nel corso degli anni decine di artisti italiani e internazionali hanno dipinto più di 150 porte, che con i loro colori vivaci spiccano contro la pietra grigia del borgo. Il paesaggio intorno, tra mare e colline dell’entroterra imperiese, rende la visita ancora più suggestiva: è una delle tappe più fotogeniche della Liguria meno conosciuta.

Dozza (Bologna)

Dozza è probabilmente il borgo dei murales più famoso d’Italia. Dal 1960, anno in cui nacque la Biennale del Muro Dipinto per iniziativa di Tomaso Seragnoli, questo paese medievale a due passi da Imola invita ogni due anni, a settembre, artisti da tutto il mondo a dipingere le pareti di case ed edifici. Oggi si contano oltre 200 murales che trasformano i vicoli in una vera galleria a cielo aperto, senza orari né biglietto d’ingresso. Dozza fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia, e la visita si può facilmente abbinare a una tappa nella Rocca Sforzesca e a una degustazione nell’enoteca regionale che vi ha sede.

i murale di dozza


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Saludecio (Rimini)

Nell’entroterra romagnolo, Saludecio è chiamato la “città dei muri dipinti”. Nel borgo si trovano più di 40 murales, tutti dedicati a invenzioni e scoperte dell’Ottocento che hanno cambiato la nostra quotidianità: dalla pizza margherita al tutù, dal cinema alla carta igienica. È un tema originale, quasi giocoso, che rende la passeggiata tra le vie del paese una piccola caccia al tesoro storica.

borghi dipintiBraccano e Cacciano (Macerata)

Nelle Marche, sul versante occidentale del Monte San Vicino, si trova Braccano, piccola frazione di Matelica con poco più di 150 abitanti. Nel 2001 gli abitanti, per contrastare lo spopolamento, chiamarono gli studenti delle Accademie di Belle Arti di Brera, Urbino e Macerata a decorare case e fienili. Il numero di opere cambia di anno in anno: oggi si aggirano tra le 70 e le 80, senza un tema comune, frutto della libera immaginazione di ogni artista.

A una mezz’ora d’auto si trova Cacciano, frazione di Fabriano quasi al confine con l’Umbria: qui il progetto, gestito dal circolo Fenalc, segue invece un filo conduttore legato alla vita contadina e ai mestieri di un tempo. Le opere sono circa 40 e crescono di qualche unità ogni anno. I due borghi si possono visitare nella stessa giornata e insieme raccontano bene come la street art possa dare una seconda vita a paesi altrimenti dimenticati.


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Civitacampomarano (Campobasso)

Questo piccolo paese molisano di origini medievali ospita murales coloratissimi e fortemente evocativi. La svolta arriva nel 2016, quando la street artist romana Alice Pasquini dà vita al CVTà Street Fest, manifestazione annuale che ogni anno richiama artisti anche di fama internazionale. È uno dei rari casi in cui la street art qui non è solo decorativa, ma dialoga apertamente con temi sociali e politici.

Sant’Angelo di Roccalvecce (Viterbo)

Nella Tuscia, questo borgo è soprannominato il “paese delle fiabe”: oltre 30 murales raccontano le storie più amate dell’infanzia, da Alice nel Paese delle Meraviglie a Cenerentola, passando per il Pifferaio magico. Da paesino quasi dimenticato, Sant’Angelo di Roccalvecce è rinato grazie a un’idea semplice ma efficace, ed è oggi una delle mete più adatte a chi viaggia con bambini piccoli, che qui ritrovano personaggi già familiari dipinti sui muri di casa.

Fiuggi (Frosinone)

Conosciuta soprattutto per le sue acque termali, Fiuggi nasconde nel centro storico medievale — l’antica Anticoli — un progetto di street art meno noto ma di grande qualità. Dal 2021 il progetto “Anticoli-Fiuggi Zer0 Km”, vincitore del bando regionale “Lazio Street Art”, ha portato una tredicina di murales a raccontare mestieri scomparsi e scene di vita quotidiana: il forno del paese, la sartoria artigianale, i personaggi storici legati al passaggio di Bonifacio VIII. È una tappa che si abbina naturalmente a un weekend termale, e il percorso tra i murales è adatto anche a chi cerca una passeggiata tranquilla, senza dislivelli importanti.


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Aielli (L’Aquila)

A 1030 metri di altitudine, alle pendici del Monte Sirente in Abruzzo, Aielli ospita dal 2017 il festival di street art Borgo Universo, che ha trasformato un paese a rischio di abbandono in un museo a cielo aperto. La maggior parte dei murales è dedicata all’astronomia, tema non casuale: qui nacque nell’Ottocento l’astronomo Filippo Angelitti, e la torre medievale del paese ospita ancora oggi un osservatorio conosciuto a livello nazionale.

Diamante (Cosenza)

Chiamata la “Perla del Tirreno”, Diamante porta avanti dal 1981 la tradizione dei murales avviata dal pittore milanese Nani Razzetti. Da allora il centro storico si è arricchito di oltre 150 opere firmate da artisti italiani e stranieri, rendendo questo borgo calabrese uno dei più longevi esempi italiani di arte urbana diffusa, ben prima che il termine “street art” entrasse nel linguaggio comune.

Orgosolo (Nuoro)

Nel cuore della Barbagia sarda, i murales di Orgosolo raccontano una storia diversa da tutte le altre di questa lista. Nati negli anni ’60 con un forte sfondo politico, raffigurano la vita e le lotte dei pastori sardi, temi sociali e, in molti casi, messaggi di pace. Non è un borgo “instagrammabile” nel senso più leggero del termine: è un luogo dove i muri parlano di identità e memoria collettiva, e vale la visita proprio per questo.

Consiglio pratico
La maggior parte di questi borghi non ha grandi parcheggi né tabelle informative complete: prima di partire cerca online la mappa ufficiale dei murales (quando disponibile, come a Braccano) e verifica gli orari di apertura di eventuali punti ristoro, spesso gestiti da associazioni locali con orari ridotti fuori stagione. Per Dozza in particolare, se vuoi vedere gli artisti al lavoro dal vivo, organizza la visita in concomitanza con la Biennale, che si tiene ogni due anni a settembre.
Informazioni utili per organizzare il viaggio

Come arrivare: quasi tutti questi borghi sono raggiungibili comodamente in auto; per chi arriva in aereo, i principali scali di riferimento sono Bologna (per Dozza e Saludecio), Ancona (per Braccano e Cacciano), Roma (per Sant’Angelo di Roccalvecce, Fiuggi e Aielli) e Lamezia Terme o Reggio Calabria (per Diamante).

Noleggio auto: per muoversi tra borghi collinari e frazioni poco servite dai mezzi pubblici, l’auto è quasi indispensabile — confronta le tariffe su DiscoverCars.

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