sicilia con bambini

La Sicilia occidentale è la parte dell’isola che molti attraversano in fretta per arrivare da qualche altra parte. Fanno male. Tra il trapanese e la costa agrigentina si concentra una quantità di storia, paesaggio e vita autentica che merita giorni lenti, non ore contate.

Questo è il resoconto di un itinerario che abbiamo fatto in primavera — periodo ideale, con i mandorli già passati ma la luce ancora morbida e le folle turistiche estive di là da venire. Si parte da Trapani, si sale a Erice, si scende verso Selinunte e le sue cave, si attraversa Mazara del Vallo e si chiude con la Riserva dello Zingaro. L’auto è indispensabile: è una Sicilia che non si raggiunge in pullman.

Erice: il borgo che guarda il mare dall’alto

La prima tappa è Erice, e già il modo di arrivarci è parte dell’esperienza. Dalla stazione della funivia di Trapani si sale in circa dieci minuti lungo un percorso panoramico di tre chilometri che regala una prospettiva insolita sulla città e sul mare aperto fino alle isole Egadi.

Erice è uno di quei borghi che ti accolgono con i selciati antichi e non ti lasciano andare facilmente. È piccolo, si gira tutto a piedi, e ogni svolta tra i vicoli rivela qualcosa — un cortile interno, una chiesa medievale, uno scorcio di mare lontano che compare all’improvviso tra due muri di pietra. Il Castello di Venere, all’estremità del promontorio, offre uno dei panorami più ampi di tutta la Sicilia occidentale.

Nella via principale si trova la Pasticceria Grammatico, istituzione locale che vale una sosta. Se riuscite a trovare un tavolo nel giardinetto sul retro, fermatevi più a lungo del previsto.

Selinunte e le Cave di Cusa

Da Erice si scende verso sud, e dopo circa un’ora e mezza di strada si arriva a Selinunte. Il parco archeologico è tra i più estesi d’Europa e racconta una storia che ha qualcosa di tragico e definitivo: Selinunte fu una delle colonie greche più prospere della Magna Grecia, poi in un solo attacco — quello cartaginese del 409 a.C. — smise di esistere. I templi che oggi si vedono sono i resti di quella grandezza bruscamente interrotta.

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Mazara del Vallo: la città che guarda all’Africa

Mazara del Vallo è una tappa che sorprende chi non se l’aspetta. È una città di mare con una medina araba nel centro storico — non una ricostruzione, ma un quartiere vivo, dove convivono da secoli culture diverse. Il porto è tra i più importanti per la pesca del Mediterraneo, e l’odore del mare e del pesce fresco si sente ovunque.

La Kasbah, il quartiere arabo-normanno, si percorre a piedi in un labirinto di vicoli stretti dove i palazzi si toccano quasi. Vale la visita al Museo del Satiro, dove è conservato il Satiro Danzante, una statua bronzea recuperata dalle reti di un pescatore nel 1997 dopo duemila anni in fondo al mare. È una delle opere più belle che la Sicilia custodisce, e pochissimi la conoscono.

Riserva Naturale dello Zingaro

La Riserva dello Zingaro è stata la prima riserva naturale istituita in Sicilia, nel 1981, dopo una battaglia civica che fermò la costruzione di una strada costiera. Sette chilometri di costa senza asfalto, con calette di ghiaia e acqua trasparente raggiungibili solo a piedi. Il sentiero principale corre in quota e scende di tanto in tanto verso il mare — non è impegnativo, ma richiede scarpe adatte e un po’ di fiato.

È il posto giusto per chiudere un itinerario che ha attraversato storia, città e archeologia: un contatto diretto con un paesaggio che in Sicilia sta diventando raro.


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